Un vecchio autobus…

Come spesso mi accade, qualche giorno fa vengo colto da un improvviso senso di evasione, voglia di abbandonare per un paio d’ore le mura che circondano i miei studi, il mio lavoro…
Me ne vado in centro, a gustarmi la mia città, la sua storia, i suoi vicoli, riassaporando l’aria della sua profondità nascosta… Mi fermo a contemplare i fori imperiali, dall’alto della Rupe Tarpea… Si sta facendo sera, si accendono le luci, Roma antica si illumina con le luci che Roma moderna le offre… e sembra che da un momento all’altro spuntino fuori due antichi innamorati che passeggiano mano nella mano, un studioso preso dalle pagine latine di un libro, un mendicante in cerca di un sesterzio… In realtà… qualcuno sotto i miei occhi si muove davvero… è un vecchio gatto randagio. Solo e silenzioso, ma anche un po’ minaccioso, gira zoppicando tra i ruderi del suo territorio, e sembra che sia lì da duemila anni, che sappia tutto di tutti… L’espressione del suo muso è quella di un micio saggio, che dal piccolo della sua altezza ne ha viste tante… tra corteggiamenti amorosi e sfide all’ultimo graffio….
Si sta facendo tardi, devo finire l’articolo da inviare a Dialogo… I miei passi riprendono la via di casa. Mi avvicino verso la metropolitana, quando all’improvviso un rumore… no… un suono familiare mi sorprende… Mi volto sapendo cosa avrei rivisto… E’ un vecchio autobus. E i miei pensieri diventano ricordi… il suono che accompagnava i miei primi giorni di scuola, quando con mamma andavo a raggiungere lo 01 dal lungomare di Ostia…
A bordo c’è solo l’autista, e il vecchio autobus cammina lento, è stanco, costringe le automobili alle sue spalle a mettersi in coda…. ad andare piano, senza fretta. Sembra che un po’ si diverti ad indispettire le sue giovani colleghe… e un po’ sembra che se ne rammarichi.
In questo momento immagino quante strade abbia percorso, quanto catrame calpestato, a quanti appuntamenti avrà accompagnato… quante ansie, speranze, segreti, paure, pensieri, ricordi, passioni, sogni, dubbi, sguardi, parole, saluti veloci, insulti gratuiti, gesti prepotenti… ha trasportato!
In quel vecchio autobus… quanti frammenti di vita!
Arriva la metro, mi dirigo verso l’ultimo vagone per evitare l’affollamento e con la speranza di trovare un posticino libero… Che fortuna! Mi siedo… accanto a me c’è una persona. Sembra stanca; nel suo viso i solchi di mille strade che ha scelto, di mille strade che si è trovato davanti… nelle sue mani grinzose il suo lavoro, nei suoi occhi umidi vi sono tutte le cose che ha visto, che ha sentito… gli amori, gli amici, i nemici che ha incontrato… Mi guarda, sorride, scambiamo due parole, poi si confida, pregandomi di non scambiarlo per un matto: “mi sono innamorato…”, e mi racconta di una bellissima signora che ha incontrato in una biblioteca. E’ una gioia ascoltarlo, avvertire la tenerezza del suo cuore, quello di un adolescente che per la prima volta incontra l’amore.
Purtroppo arriva il momento della sua fermata. I suoi occhi sembrano commuoversi. Mi regala un ultimo sorriso e mi dice: “grazie”. Con il cuore gonfio di gioia e malinconia riesco a malapena a rispondergli “Grazie a lei…” . Spero avranno parlato per me molto di più i miei occhi, e che gli avranno espresso la mia felicità di questo bellissimo incontro.
In questo momento il bagaglio di alcuni di noi è ancora piccolo, le valigie che ci trasciniamo giorno dopo giorno sono ancora leggere. Ma piano piano si riempiranno, e si colmeranno anche i nostri sguardi, il nostro viso, la nostra pelle.
Nutriamoci sempre e dovunque di chi fino ad ora ha trasportato vita e valigie pesanti, immergiamoci nei loro occhi, come se stessimo leggendo il libro più bello che sia mai stato scritto.
E che “vecchio” non sia mai un’offesa, una vita inutile, un tramonto senza senso. Per nessuno: per una persona, per un gatto, o per un povero vecchio autobus…

 

Copyright © Gerry Mottola